Giurisprudenza

Occupazione illegittima e restituzione - MASSIMATA - TAR Sardegna, 6 febbraio 2019

Giovedì, 07 Febbraio 2019

Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, (Sezione Seconda), sentenza n. 96 del 6 febbraio 2019, sulla restituzione beni occupati senza titolo 
 
MASSIMA 
 
Non assume concreto rilievo, in punto di mezzi di tutela assicurati al proprietario danneggiato, la tradizionale distinzione tra occupazione acquisitiva ed occupazione usurpativa, posto che in entrambi i casi il comportamento dell’Amministrazione assume i caratteri dell’illecito civile, con tutto ciò che ne consegue (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 2 novembre 2011, n. 5844).
 
L’occupazione “sine titulo” del fondo….non può comportare, soprattutto in assenza di una scelta abdicativa del proprietario…la perdita della proprietà del fondo da parte del soggetto che subisce l’occupazione, con la conseguenza che l’assenza dell’indefettibile presupposto del riconoscimento, da parte degli organi competenti, della pubblica utilità dell’opera comporta che il privato, durante l’illegittima occupazione, possa fruire dei rimedi reipersecutori a tutela della non perduta proprietà”.
 
SENTENZA 
 
N. 00096/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00736/2018 REG.RIC.
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
 
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
 
SENTENZA
 
sul ricorso numero di registro generale 736 del 2018, proposto da 
OMISSIS, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Gian Comita Ragnedda e Giovanni Fresi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto in Cagliari presso lo studio dell’avv. Debora Urru, via Farina n 44;
contro
la Provincia Sassari, in persona del Presidente p.t., non costituita in giudizio;
per l’accertamento,
del diritto di proprietà dei ricorrenti sul terreno occupato sine titulo dall’amministrazione provinciale, e il conseguente obbligo di restituzione, nonché per il risarcimento del danno per occupazione illecita.
 
 
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 30 gennaio 2019 il dott. Tito Aru e udito l’avv. Gian Comita Ragnedda per i ricorrenti;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 
 
FATTO
I ricorrenti sono proprietari pro indiviso dei terreni contraddistinti al N.C.T. al Foglio 9, Mappali 68, 69, 63, 65 e 2 e Foglio 16, Mappali 8 e 7 siti in Comune di Olbia (già Nuchis).
Con comunicazione del 27.3.2000 la Provincia di Sassari, Settore Viabilità – Trasporti, gli comunicava che il terreno di cui al foglio 9 mappale 2 era interessato dalla procedura espropriativa in atto concernente i lavori di costruzione della strada di collegamento da San Pantaleo (frazione di Olbia) alla S.S. 125 (dichiarazione di pubblica utilità dell’opera poi intervenuta con deliberazione n. 86 del 08.04.2003).
Con nota del 21.4.2005 la Eurocostruzioni s.r.l, in qualità di appaltatrice dei suddetti lavori e incaricata della relativa procedura espropriativa, rendeva noto ai signori Asara l’avvenuto deposito, presso l’ufficio Espropri del Comune di Olbia, degli atti relativi agli immobili coinvolti nella procedura ablativa (comprendente anche gli altri mappali sopra indicati).
Con determinazione D.S. n. 5/28 del 23.05.2003 la Regione Autonoma della Sardegna, in persona del Direttore del Servizio Espropriazioni, autorizzava la società appaltatrice dell’opera ad occupare d'urgenza e in vista dell'occupazione definitiva, gli immobili di proprietà dei signori Asara siti in territorio del Comune di Olbia.
Con comunicazione del 23.6.2003 la Eurocostruzioni s.r.l. presentava al Comune di Olbia formale richiesta di affissione nell’Albo pretorio dell’avviso di immissione nel possesso negli immobili interessati dai lavori autorizzati con la citata Determinazione n. 5/28 fissato per il giorno 28.7.2003.
Non vi sono agli atti ulteriori provvedimenti adottati dall’amministrazione procedente.
I ricorrenti espongono che a seguito dell’apprensione dei loro terreni i lavori sono stati realizzati e terminati nel 2004 senza che l’amministrazione abbia mai concluso il procedimento espropriativo e senza che sia mai stato da loro sottoscritto alcun atto di cessione volontaria.
Sostengono, quindi, che vi sarebbe una perdurante occupazione sine titulo dei loro terreni che, allo stato, risulterebbero irreversibilmente trasformati dalle opere eseguite dall’Amministrazione provinciale.
Stante la configurabilità di una fattispecie di occupazione sine titulo connessa all'esercizio della potestà ablatoria, non sfociata in un tempestivo atto traslativo o estintivo della proprietà, hanno chiesto la condanna dell’Amministrazione provinciale alla restituzione dei fondi occupato, previa rimessione in pristino, nonché al risarcimento del danno per occupazione illecita, con favore delle spese.
La Provincia di Sassari non si è costituita in giudizio.
Alla pubblica udienza del 30 gennaio 2019, sentito il difensore dei ricorrenti, la causa è stata posta in decisione.
DIRITTO
In punto di fatto la vicenda prospettata dai ricorrenti non è neppure contestata dalla Provincia intimata, che non si è costituita in giudizio.
Il ricorso dev’essere quindi accolto nei seguenti termini.
Cominciando dalla questione petitoria, non vi è dubbio che l’occupazione e la trasformazione del terreno in oggetto sia da considerare, allo stato attuale, sine titulo, in quanto la relativa procedura ablatoria non si è conclusa con la tempestiva adozione del decreto di esproprio; pertanto, l’occupazione e la trasformazione del fondo - comunque operata dalla Provincia di Sassari - si sostanzia in un’attività illecita, insuscettibile di produrre effetti acquisitivi della proprietà e, viceversa, fonte dell’obbligo per la pubblica amministrazione di restituire il bene e risarcire i proprietari interessati per il danno sofferto.
Sul punto si fa riferimento alla condivisibile evoluzione giurisprudenziale - partita da numerose pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo prima e dalle sentenze della Corte Costituzionale n. 348 e n. 349 del 2007 poi - secondo cui non assume concreto rilievo, in punto di mezzi di tutela assicurati al proprietario danneggiato, la tradizionale distinzione tra occupazione acquisitiva ed occupazione usurpativa, posto che in entrambi i casi il comportamento dell’Amministrazione assume i caratteri dell’illecito civile, con tutto ciò che ne consegue (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 2 novembre 2011, n. 5844).
Tale concetto è stato recentemente sviluppato dalla Corte di Cassazione (Sez. I, 23 agosto 2012, n. 14609), secondo cui “l’occupazione “sine titulo” del fondo….non può comportare, soprattutto in assenza di una scelta abdicativa del proprietario…la perdita della proprietà del fondo da parte del soggetto che subisce l’occupazione, con la conseguenza che l’assenza dell’indefettibile presupposto del riconoscimento, da parte degli organi competenti, della pubblica utilità dell’opera comporta che il privato, durante l’illegittima occupazione, possa fruire dei rimedi reipersecutori a tutela della non perduta proprietà”.
Nella medesima pronuncia la Suprema Corte ha poi espressamente escluso che la domanda restitutoria possa trovare ostacolo negli artt. 2933, comma 2, e 2058, comma 2, del codice civile, in quanto: - l’art. 2933, comma 2, oltre che riferibile alle sole violazioni di “obblighi di non fare” (cioè alle cd. “manipolazioni del bene”) e non anche alle illecite occupazioni, è norma comunque eccezionale e come tale da interpretare in modo rigorosamente restrittivo, con esclusivo riferimento a beni realmente insostituibili e di eccezionale importanza per l’economia nazionale, con relativa prova a carico dell’Amministrazione resistente; - l’art. 2058, comma 2, quale disposizione che si ascrive alla disciplina del risarcimento del danno, non risulta applicabile alla tutela restitutoria dei diritti reali, che trova la propria speciale (ed autonoma) regolamentazione negli artt. 948 - 951 del codice civile.
L’unico potenziale ostacolo al pieno esplicarsi della tutela restitutoria è costituito dall’esercizio, da parte dell’Amministrazione interessata, dello speciale “potere sanante” previsto dall’art. 42 bis del d.p.r. 8 giugno 2011, n. 2001 (introdotto dal decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito in legge 15 luglio 2011, n. 11), applicabile anche “a fatti anteriori” alla sua entrata in vigore in virtù dell’espressa previsione contenuta al comma 8 (cfr., al riguardo, Consiglio di Stato n. 5844/2011); tuttavia, con specifico riferimento al caso ora all’attenzione del Collegio, la Provincia di Sassari non ha ritenuto di esercitare il potere previsto dalla nuova norma dianzi richiamata.
Pertanto l’occupazione dei terreni per cui è causa da parte della Provincia intimata non trova alcun fondamento giuridico e ciò comporta l’obbligo di restituzione, previa rimessione in ripristino dello stato dei luoghi, a cura e spese della stessa Amministrazione resistente.
Resta, comunque, impregiudicato il potere di quest’ultima di adottare il provvedimento di cui all’art. 42 bis del d.p.r. n. 327/2001, finalizzato all’adozione di un provvedimento motivato di acquisizione dei terreni in oggetto alla mano pubblica; in questa ipotesi l’Amministrazione dovrà riconoscere ai ricorrenti, oltre al danno da mancato possesso del bene, anche il danno da perdita definitiva della proprietà.
Quanto alla domanda di risarcimento del danno, la stessa va esaminata limitatamente al danno da mancato godimento del bene durante il periodo di occupazione e fino al passaggio del bene alla mano pubblica, posto che il danno da perdita della proprietà è evitato “in forma specifica” dalla tutela restitutoria nei termini sopra descritti.
A tal fine l’amministrazione, se dagli atti del procedimento non risulta la prova di una diversa entità del danno, dovrà procedere prendendo, quale base di calcolo, il valore venale attribuibile ai terreni in oggetto sulla base della destinazione urbanistica che essi possedevano al momento dell’occupazione d’urgenza (28.7.2003) e sulla base di questo determinare il danno da quantificarsi – sulla base dei criteri delineati dall’art. 42 bis del DPR n. 327/2001 - nel 5% del valore per ogni anno di occupazione illegittima, da determinare alla data del 31 dicembre di ogni anno di riferimento.
I ratei così ottenuti, detratto quanto eventualmente corrisposto per l’iniziale periodo di occupazione legittima, vanno maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria fino all’effettivo pagamento delle relative somme.
In conclusione, quindi, il ricorso va accolto nei sensi sopra precisati.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi precisati in motivazione.
Condanna la Provincia di Sassari al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese del giudizio, liquidandole in euro 3500,00 (tremilacinquecento//00), oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 30 gennaio 2019 con l'intervento dei magistrati:
Francesco Scano, Presidente
Marco Lensi, Consigliere
Tito Aru, Consigliere, Estensore
 
 
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Tito Aru Francesco Scano
 
 
 
 
 
IL SEGRETARIO
 

Popup Login Form