Giurisprudenza

No usucapione e no rinuncia abdicativa - MASSIMATA - Tar Latina, 6 febbraio 2019

Domenica, 17 Febbraio 2019

 
Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sezione staccata di Latina (Sezione Prima), sentenza n. 87 del 6 febbraio 2019, no usucapione su occupazioni illegittime e no rinuncia abdicativa. 
 
MASSIMA 
 
Sostenere che l’apprensione materiale del bene da parte della p.a. al di fuori di una legittima procedura espropriativa o di acquisizione non retroattiva possa integrare il requisito del possesso utile ad usucapionem significherebbe reintrodurre nell’ordinamento forme di espropriazione indiretta o larvata che, oltretutto, non sarebbero neppure onerose per l’Erario perché la c.d. retroattività reale dell’usucapione estinguerebbe ogni pretesa risarcitoria (Corte EDU, sez. III, 12 gennaio 2006 n. 14793/02, Sciarrotta c. Italia; sez. II, 30 maggio 2000 n. 34624/96, Belvedere Alberghiera s.r.l. c. Italia; Cons. Stato, sez. IV, 26 agosto 2015 n. 3988; sez. IV, 3 luglio 2014 n. 3346; TAR Sicilia, Palermo, sez. III, 10 febbraio 2016 n. 383).
 
La possibilità di esercitare la rinunzia abdicativa alla proprietà immobiliare non può essere desunta in via interpretativa da norme che ne disciplinano casi specifici, dalle quali semmai si dovrebbe ricavare che il legislatore ha voluto ammettere solo ipotesi tipiche; né essa si può evincere, in maniera chiara, dagli artt. 1350, comma 1, n. 5 e 2643, comma 1, n. 5, cod. civ. che disciplinano la forma della rinunzia traslativa e bilaterale al diritto di proprietà, e non abdicativa unilaterale. Neppure l’art. 827 cod. civ. contiene alcun riferimento alla rinunzia abdicativa a diritti immobiliari e segnatamente alla rinunzia al diritto di proprietà o agli atti e fatti giuridici che possono aver dato luogo alla esistenza di beni immobili privi di proprietario (TAR Piemonte, sez. I, 28 marzo 2018 n. 368; in termini v. anche: TAR Calabria, Reggio Calabria, sez. I, 12 maggio 2017 n. 438; TAR Puglia, Bari, sez. II, 16 settembre 2014 n. 1111; TAR Campania, Napoli, sez. V, 1° settembre 2009 n. 4865).
 
La possibilità che un privato possa unilateralmente e legittimamente rinunciare alla proprietà del bene immobile, acquisendo il diritto ad ottenere un risarcimento commisurato al valore venale di esso, anche a prescindere dalla adozione di un decreto di acquisizione non retroattiva, deve escludersi alla luce della disciplina imperativa contenuta nell’art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit. (TAR Piemonte, sez. I, 28 marzo 2018 n. 368). Inoltre, detta possibilità va egualmente esclusa anche sulla base della ulteriore considerazione di ordine generale per la quale, in caso contrario, il risarcimento del danno da perdita della proprietà conseguirebbe da un comportamento volontario posto in essere discrezionalmente dal proprietario medesimo, che quindi non sarebbe direttamente ricollegabile al contegno illecito imputato alla p.a.
 
SENTENZA 
 
N. 00087/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00986/2003 REG.RIC.
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
sezione staccata di Latina (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 986 del 2003, proposto da OMISSIS in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv. Irene Giuseppa Bellavia e Giuseppe Lavitola, con domicilio eletto presso lo studio legale Roberto Maggiore in Latina, via Malta 7; 
contro
Comune di Ponza (LT), in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Giacomo Mignano, con domicilio eletto presso il suo studio in Latina, via G. B. Vico 45; 
per la condanna
del Comune di Ponza a risarcire alla ricorrente i danni da occupazione sine titulo e da mancato godimento, oltre a interessi legali e rivalutazione monetaria, subiti in conseguenza dell’apprensione e dell’irreversibile trasformazione delle aree di sua proprietà situate in località “Le Forna” e “Calacaparra”, distinte nel catasto terreni al foglio n. 5, particelle n. 112, 117, 120, 121, 475, 478, 479, 481 ed al foglio n. 6, particelle n. 2040 (ex 191) e 2041 (ex 191), 192, 193, 194, 2086 (ex 446), 447, 448, 449, 495, 496, 2028 (ex 294), 199, 206, 254 e 255, per le quali la medesima società Pontia Nova dichiara di rinunciare al diritto dominicale.
 
 
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista la propria sentenza 9 gennaio 2006 n. 9, con la quale il presente ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione;
Vista la sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite, 30 marzo 2017 n. 8246, con la quale è stata, invece, affermata la sussistenza della giurisdizione amministrativa in relazione al presente ricorso;
Visto l’atto di riassunzione del giudizio in seguito al regolamento di giurisdizione notificato al Comune di Ponza il 22 giugno 2017 e depositato il successivo giorno 28, con il quale è stata modificata la richiesta iniziale di tutela;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Ponza depositato il 26 gennaio 2018;
Viste le memorie difensive;
Vista la propria ordinanza 21 giugno 2018 n. 357, con la quale è stata disposta una consulenza tecnica d’ufficio sui fatti di causa;
Vista la relazione del consulente tecnico d’ufficio depositata il 17 ottobre 2018;
Viste le controdeduzioni alle conclusioni del c.t.u. formulate dal consulente di parte ricorrente depositate il 28 novembre 2018;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 9 gennaio 2019 il dott. Valerio Torano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 
 
FATTO
1. – La società OMISSIS è proprietaria, in virtù dei decreti di assegnazione pronunciati dal Tribunale ordinario di Roma, sezione speciale, 2 ottobre 1991 e 20 novembre 1997, delle seguenti aree, già intestate a SAMIP s.p.a., situate nel territorio del Comune di Ponza (LT) in località “Le Forna” e “Calacaparra”, distinte nel catasto terreni al foglio n. 5, particelle n. 112, 117, 120, 121, 475, 478, 479, 481 ed al foglio n. 6, particelle n. 2040 (ex191) e 2041 (ex 191), 192, 193, 194, 2086 (ex 446), 447, 448, 449, 495, 496, 2028 (ex 294), 199, 206, 254 e 255. In particolare, puntualizza parte ricorrente che il diritto dominicale di tutte le predette aree è stata acquisito in data 2 ottobre 1991, con la sola eccezione dei suoli di cui al foglio n. 6, particelle n. 191, 194, 449, 495, 199, 206, 254 e 255, che sono stati acquistati il 20 novembre 1997.
Lamenta OMISSIS che il Comune di Ponza ha occupato in via di fatto, al di fuori cioè di legittimi procedimenti espropriativi, un totale di mq 11.184,00 dei terreni sopra indicati e, più in particolare: a) le particelle di cui al foglio n. 5, per complessivi mq 4.785,00, ove ha realizzato attrezzature sportive, verde attrezzato, strade e spazi di sosta; b) le particelle di cui al foglio n. 6, per complessivi mq 6.399,00, sulle quali ha costruito un complesso scolastico con relativi spazi di pertinenza, attrezzature sportive, verde attrezzato, strade e spazi di sosta.
2. – Con ricorso rubricato al n.r.g. 986 del 2003, la ricorrente ha, quindi, chiesto a questa sezione staccata la condanna del Comune di Ponza alla restituzione dei ridetti terreni e, in subordine, al risarcimento dei danni patiti.
Con sentenza di questa sezione staccata 9 gennaio 2006 n. 9, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione, avendo “ad oggetto un ‘comportamento’ dell’amministrazione in materia di ‘urbanistica e edilizia’ del tutto svincolato da un procedimento ablatorio”, come tale devoluto alla cognizione del giudice ordinario (Cons. Stato, sez. IV, 21 gennaio 2005 n. 99; T.A.R. Campania, Napoli, sez. I, 23 maggio 2005 n. 6842).
OMISSIS ha, quindi, intentato la relativa azione innanzi al Tribunale ordinario di Latina ed avendo questi, con sentenza 2 ottobre 2012 n. 460, declinato la propria giurisdizione in favore di quella amministrativa, ha proposto ricorso in cassazione per conflitto negativo di giurisdizione ai sensi dell’art. 362, comma 1, n. 1), cod. proc. civ.
La Corte di cassazione, sezioni unite civili, con sentenza 30 marzo 2017 n. 8246 ha definitivamente dichiarato la sussistenza della giurisdizione amministrativa, affermando il principio per cui “rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in quanto dà luogo ad una controversia riconducibile in parte direttamente ed in parte mediatamente ad un provvedimento amministrativo, la domanda di risarcimento per i danni che si pretendono conseguiti ad una occupazione iniziata, dopo la dichiarazione di pubblica utilità, in virtù di un decreto di occupazione d’urgenza e proseguita anche dopo la sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità” – Cass. civ., sez. un., 18 gennaio 2017 (ord.za) n. 1092; sez. un., 25 luglio 2016 n. 15284; sez. un., 27 maggio 2015, (ord.za) n. 10879.
Pertanto, con ricorso in riassunzione notificato il 22 giugno 2017 e depositato il successivo giorno 28, OMISSIS ha riassunto il giudizio modificando parzialmente le conclusioni originarie. In particolare, la ricorrente ha rinunciato espressamente alla richiesta avanzata in via principale di restituzione delle aree ormai irreversibilmente trasformate dal Comune di Ponza e, dunque, allo stesso diritto di proprietà ed ha insistito, invece, per la domanda subordinata di condanna al pieno e integrale risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’abusiva occupazione ed irreversibile trasformazione dei predetti terreni di sua proprietà.
3. – Con atto depositato il 26 gennaio 2018, il Comune di Ponza si è costituito per resistere alle pretese ex adverso formulate.
4. – Questa sezione staccata, con ordinanza 21 giugno 2018 n. 357, ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio al fine di: 1) individuare, nell’ambito delle proprietà fondiarie indicate al catasto di Ponza al foglio 6, particelle n. 191, 192, 193, 194, 199, 206, 254, 255, 294, 296 446, 447, 448, 449, 495, 496 e 586 e al foglio 5, particelle n. 112, 117, 120, 475, 479, quale sia la superficie dei terreni occupati dal Comune di Ponza e quale sia il periodo d’inizio dell’occupazione; 2) quantificare quale fosse il valore venale dei terreni occupati dal Comune di Ponza al momento d’inizio dell’occupazione.
Le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio sono state rassegnate dall’esperto designato nella propria relazione depositata il 17 ottobre 2018 e sono state contestate sotto più profili dalla società ricorrente mediante le controdeduzioni formulate dal consulente tecnico di parte depositate il 28 novembre 2018.
5. – All’udienza pubblica del 9 gennaio 2019 la causa è stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
1. – Preliminarmente si ritiene che, disattendendosi l’eccezione dell’Amministrazione civica resistente sollevata a pag. 3 della memoria del 21 maggio 2018, il ricorso sia pienamente procedibile nonostante l’avvenuta proposizione, da parte dello stesso Comune, di un giudizio in sede civile avanti al Tribunale ordinario di Cassino, iscritto al numero di ruolo generale 2706/2018 con udienza calendarizzata il 29 gennaio 2019, volto ad accertare l’avvenuta usucapione dei suoli.
In tal senso, non ricorrono nel caso di specie i presupposti per una sospensione del processo, necessaria o su istanza delle parti, ai sensi degli artt. 79, comma 1, cod. proc. amm., 295 e 296 cod. proc. civ., poiché l’eccezione di intervenuta usucapione è attratta nella sfera di cognizione del giudice della domanda principale ed è, quindi, devoluta alla cognizione di questo Tribunale ex art. 8 c.p.a. (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 18 novembre 2014 n. 5665; sez. IV, 3 luglio 2014 n. 3346; T.A.R. Puglia, Bari, sez. I, 4 gennaio 2016 n. 1; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 4 maggio 2015 n. 1089; T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 22 ottobre 2014 n. 1696; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. III, 15 novembre 2013 n. 2310; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. III, 27 agosto 2013 n. 1802). Inoltre, l’istanza di sospensione de quaproviene da una delle parti soltanto e non da “tutte”, come invece prescritto dall’art. 296 cod. proc. civ.
Sul punto, non avendo il Comune di Ponza chiesto in questa sede l’accertamento dell’avvenuta usucapione ed essendosi limitato a formulare un’eccezione riconvenzionale, ai sensi dell’art. 8 cod. proc. amm. si rileva che, come pure osservato dalla società ricorrente a pag. 2 e ss. della memoria del 18 maggio 2018 e a pag. 2 e ss. della replica del 30 maggio 2018, l’usucapione di beni illecitamente occupati dalla pubblica amministrazione non è configurabile in termini generali, ostandovi radicalmente l’art. 1, prot. add. CEDU, per il quale “[…] Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di pubblica utilità e nelle condizioni previste dalla legge […]”. Infatti, sostenere che l’apprensione materiale del bene da parte della p.a. al di fuori di una legittima procedura espropriativa o di acquisizione non retroattiva possa integrare il requisito del possesso utile ad usucapionem significherebbe reintrodurre nell’ordinamento forme di espropriazione indiretta o larvata che, oltretutto, non sarebbero neppure onerose per l’Erario perché la c.d. retroattività reale dell’usucapione estinguerebbe ogni pretesa risarcitoria (Corte EDU, sez. III, 12 gennaio 2006 n. 14793/02, Sciarrotta c. Italia; sez. II, 30 maggio 2000 n. 34624/96, Belvedere Alberghiera s.r.l. c. Italia; Cons. Stato, sez. IV, 26 agosto 2015 n. 3988; sez. IV, 3 luglio 2014 n. 3346; TAR Sicilia, Palermo, sez. III, 10 febbraio 2016 n. 383).
Del resto, nella specie neppure sono configurabili quei “ristretti limiti” che sono stati individuati dalla giurisprudenza nazionale per circoscrivere l’operatività dell’usucapione in questi casi, allo scopo di evitare che, come detto, possa surrettiziamente introdursi una fattispecie di espropriazione indiretta vietata dall’art. 1, prot. add. CEDU (Cons. Stato, ad. plen., 9 febbraio 2016 n. 2; sez. IV, 18 maggio 2018 n. 3009; sez. IV, 1° agosto 2017 n. 3838). Essendo stato il presente ricorso incardinato il 26 settembre 2003, infatti, nessuna prescrizione acquisitiva può essere maturata in favore del Comune di Ponza, poiché il suo corso non potrebbe che avere avuto luogo a partire dal 30 giugno 2003, data di entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità); ciò in quanto solo l’art. 43, d.P.R. 8 n. 327 del 2001, ha sancito il superamento dell’istituto dell’occupazione acquisitiva, consentendo così di individuare ex art. 2935 cod. civ. il giorno in cui il diritto può essere fatto valere (Cons. Stato, ad. plen., 9 febbraio 2016 n. 2; sez. IV, 18 maggio 2018 n. 3009; sez. IV, 1° agosto 2017 n. 3838).
2. – Nel merito, si ritiene priva di effetto la rinuncia del diritto dominicale sui terreni sine titulo occupati dalla p.a. contenuta nell’atto di riassunzione del giudizio, con la quale parte ricorrente ha manifestato la propria preferenza per la sola tutela risarcitoria, modificando così l’originaria richiesta di tutela, in cui il petitumrestitutorio era stato formulato in via principale e quello risarcitorio solo in subordine.
2.1 Sul punto, si rileva che la possibilità di esercitare la rinunzia abdicativa alla proprietà immobiliare non può essere desunta in via interpretativa da norme che ne disciplinano casi specifici, dalle quali semmai si dovrebbe ricavare che il legislatore ha voluto ammettere solo ipotesi tipiche; né essa si può evincere, in maniera chiara, dagli artt. 1350, comma 1, n. 5 e 2643, comma 1, n. 5, cod. civ. che disciplinano la forma della rinunzia traslativa e bilaterale al diritto di proprietà, e non abdicativa unilaterale. Neppure l’art. 827 cod. civ. contiene alcun riferimento alla rinunzia abdicativa a diritti immobiliari e segnatamente alla rinunzia al diritto di proprietà o agli atti e fatti giuridici che possono aver dato luogo alla esistenza di beni immobili privi di proprietario (TAR Piemonte, sez. I, 28 marzo 2018 n. 368; in termini v. anche: TAR Calabria, Reggio Calabria, sez. I, 12 maggio 2017 n. 438; TAR Puglia, Bari, sez. II, 16 settembre 2014 n. 1111; TAR Campania, Napoli, sez. V, 1° settembre 2009 n. 4865).
2.2 Nel caso di specie, la rinuncia de qua è stata rilasciata, oltretutto, soltanto in un atto processuale e non è stato proposto un apposito in via amministrativa in cui si manifesti la disponibilità al trasferimento del bene in favore dell’Amministrazione procedente (TAR Sardegna, sez. II, 8 luglio 2013 n. 532; TAR Puglia, Bari, sez. II, 3 agosto 2012 n. 1575). Difatti, parte ricorrente ha argomentato proprio sulla natura meramente abdicativa, rectius di derelizione (es. p. 17 dell’atto di riassunzione ed ancora p. 15 della memoria del 14 dicembre 2018), della sua dichiarazione che quindi, come tale, non consentirebbe all’Amministrazione le valutazioni riservatele dall’art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit., in ordine all’acquisizione in proprietà del bene ovvero alla sua restitutio in integrum.
2.3 La possibilità che un privato possa, nelle fattispecie di che trattasi, unilateralmente e legittimamente rinunciare alla proprietà del bene immobile, acquisendo il diritto ad ottenere un risarcimento commisurato al valore venale di esso, anche a prescindere dalla adozione di un decreto di acquisizione non retroattiva, deve quindi escludersi alla luce della disciplina imperativa contenuta nell’art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit. (TAR Piemonte, sez. I, 28 marzo 2018 n. 368). Inoltre, detta possibilità va egualmente esclusa anche sulla base della ulteriore considerazione di ordine generale per la quale, in caso contrario, il risarcimento del danno da perdita della proprietà conseguirebbe da un comportamento volontario posto in essere discrezionalmente dal proprietario medesimo, che quindi non sarebbe direttamente ricollegabile al contegno illecito imputato alla p.a.
2.4 In conseguenza di quanto sopra osservato ed in linea con quanto eccepito dalla difesa comunale, l’azione di risarcimento all’esame non è, quindi, accoglibile nei termini prospettati dalla società ricorrente, poiché essa è ancora proprietaria dei terreni abusivamente occupati e trasformati dal Comune di Ponza. Ciò comporta che, nella specie, è applicabile l’art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit., che rappresenta l’unico riferimento normativo predisposto per tutti i casi in cui una pubblica autorità faccia uso sine titulo di un bene immobile privato per scopi di interesse pubblico (TAR Lazio, Roma, sez. II, 5 giugno 2017 n. 6597). Infatti, nel vigore dell’attuale quadro normativo, dall’illegittima ablazione di un immobile per effetto di un procedimento ablativo non conclusosi con un regolare e tempestivo decreto di esproprio sorge, al di là delle ipotesi alternative rappresentate dalla possibilità di un contratto traslativo ovvero di un accordo transattivo, unicamente l’obbligo per l’Amministrazione di sanare la situazione di illecito venutasi a creare, restituendo il terreno al proprietario previo ripristino dello stato dei luoghi e con la corresponsione del dovuto risarcimento per il periodo di illegittima occupazione temporanea ovvero, in via subordinata, adottando il decreto di acquisizione ex art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit. e versando il relativo indennizzo/risarcimento secondo i parametri ivi disciplinati (TAR Lazio, Roma, sez. II, 31 agosto 2018 n. 9107; sez. II, 10 maggio 2018 n. 5208; Latina, sez. I, 7 febbraio 2018 n.54; sez. I, 7 gennaio 2016 n. 1).
In definitiva, alla ricorrente spetta la restituzione dei suoi beni, previa riduzione in pristino e, solo qualora il Comune resistente decidesse di acquisirli (mediante contratto, riedizione del procedimento espropriativo o provvedimento di acquisizione non retroattiva) un indennizzo commisurato al loro valore venale calcolato ex art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit. Parimenti, alla società ricorrente spetta senz’altro il ristoro del danno da mancato godimento del bene quale conseguenza dell’illecita occupazione temporanea di esso da parte del Comune di Ponza, da quantificarsi negli interessi legali calcolati sul valore del bene al momento in cui l’occupazione è divenuta illegittima e sino all’effettivo rilascio nella disponibilità della parte proprietaria ovvero alla sanatoria amministrativa della fattispecie (TAR Lazio, Roma, sez. II, 31 agosto 2018 n. 9107).
3. Tanto premesso sul piano giuridico, dal punto di vista fattuale non è controversa nell’an la sussistenza il fatto storico costitutivo della pretesa azionata dalla società Pontia Nova e cioè che il Comune di Ponza abbia posto in essere un’illecita ed abusiva occupazione di aree di proprietà della ricorrente, realizzandovi sopra delle opere pubbliche e trasformando così i terreni in modo irreversibile, il tutto al di fuori di legittime procedure espropriative e senza aver mai corrisposto alcuna indennità.
3.1 Per quanto attiene al quantum della suddetta occupazione, essendovi contestazione in ordine all’estensione dei suoli appresi dall’Amministrazione civica ed al loro valore, con ordinanza 21 giugno 2018 n. 357 è stata disposta una consulenza tecnica d’ufficio sui fatti di causa volta a individuare esattamente la superficie dei terreni occupati dal Comune di Ponza e il periodo d’inizio dell’occupazione, oltre che a quantificare il valore venale dei terreni così occupati al momento d’inizio dell’occupazione.
Infatti, in merito al valore degli immobili, da considerare ai fini del risarcimento del danno patito in conseguenza dell’illegittima occupazione temporanea, si ritiene che debba essere data rilevanza al momento in cui ha avuto inizio l’occupazione abusiva del bene e, coerentemente, alla destinazione urbanistica esistente a tale data (TAR Lazio, Roma, sez. II, 31 agosto 2018 n. 9107). Né, in senso contrario, possono avere rilevanza il fatto che la proprietà del fondo sia stata acquisita a titolo derivativo dal ricorrente in epoca posteriore all’insorgere dell’occupazione ovvero che ne sia successivamente mutata la destinazione urbanistica poiché, in applicazione del principio nemo plus iuris transferre potest quam ipse habeat, il dante causa ha comunque trasferito al proprio avente causa un bene di cui già non aveva più il possesso ed in cui l’illecita condotta serbata dalla p.a. era già in essere, con la conseguenza che era già insorta la connessa obbligazione risarcitoria.
Diversamente opinando, volendo commisurare l’onere risarcitorio al valore del suolo modificato da variazione d’uso conseguita all’azione espropriativa, non potrebbe essere giustificato il guadagno che sortirebbe in capo all’ex proprietario, il quale sarebbe arricchito di un valore che non gli è mai appartenuto e di cui non avrebbe mai potuto fruire, essendo stata la destinazione edificatoria del terreno predisposta ai fini della realizzazione dell’opera pubblica. L’acquisto dell’immobile posteriore all’occupazione espropriativa ha infatti trasferito all’acquirente la proprietà, ma non il possesso del bene, al quale ne è strettamente correlata l’utilità in termini di fruizione del valore d’uso.
Per queste ragioni ogni formula risarcitoria per illegittima occupazione di immobili non può avere parametri diversi dalla perdita del valore come determinata al momento della perdita del possesso, trasferita ai successivi acquirenti secondo i principi della successione inter vivos.
3.2 Il consulente tecnico d’ufficio ha, dunque, depositato la propria relazione il 17 ottobre 2018, cui parte ricorrente ha puntualmente controdedotto con relazione peritale depositata il 28 novembre 2018, ove ne ha contestato in più punti gli esiti ed ha chiesto un supplemento istruttorio con una consulenza tecnica integrativa.
Al riguardo, si ritiene che le conclusioni rassegnate dal c.t.u. possano essere sostanzialmente accolte con le precisazioni che sono di seguito illustrate e che non abbisognano di un approfondimento istruttorio, giacché attengono alla qualificazione dei fatti accertati ed all’individuazione delle relative conseguenze sul piano giuridico.
3.3 In primo luogo, diversamente da quanto operato dal c.t.u., per il calcolo del valore venale delle aree delle quali è stata accertata l’avvenuta illegittima occupazione si ritiene non possa essere utilizzata la delibera del Consiglio comunale n. 12 del 28 marzo 2017, recante la determinazione dei prezzi aree fabbricabili per l’anno 2017 ai fini dell’applicazione dell’imposta municipale unica. Infatti, in linea generale, le delibere assunte dagli enti locali ai fini dell’applicazione, dapprima, dell’imposta comunale sugli immobili e, quindi, dell’imposta municipale unica possono essere utilizzate solo ai fini fiscali perché non riflettono il valore venale del bene (Cons. Stato, sez. IV, 19 gennaio 2013 n. 76; TAR Lombardia, Milano, sez. II, 18 gennaio 2013 n. 153).
Conseguentemente, al fine di individuare il valore reale dei suoli di cui è causa, si ritiene che vada fatto riferimento alle quotazioni, eventualmente devalutate, contenute nella banca dati dell’Osservatorio sul mercato immobiliare (OMI) costituito presso l’Agenzia delle entrate, dal momento che esse, risultanti dal sito web dell’Agenzia, ove sono gratuitamente e liberamente consultabili, pur non costituendo una fonte tipica di prova, sono comunque uno strumento di ausilio ed indirizzo per l’esercizio della potestà di valutazione estimativa sicché, quali nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza, sono utilizzabili dal giudice ai sensi dell’art. 115, comma 2, cod. proc. civ. (Cass. civ., sez. trib., 26 ottobre 2016 n. 21569; sez. VI, 21 dicembre 2015 n. 25707).
3.4 Con riguardo, poi, alle caratteristiche dell’avvenuta occupazione sine titulo di terreni di proprietà di Pontia Nova s.r.l., sono in prosieguo illustrate le evidenze raccolte in esisto alla consulenza tecnica d’ufficio espletata.
3.4.1 Il c.t.u. ha, in primo luogo, accertato che il Comune di Ponza ha realizzato tra il 1979 e il 1980 un complesso scolastico e le relative pertinenze sulle aree di proprietà della ricorrente distinte in catasto al foglio n. 6, particelle n. 254 e 255, 2040 (ex 191), 2041 (ex 191), 495, 194, 449, 199 e 206, occupando una superficie complessivamente estesa per mq 4.999,00.
Detta opera pubblica è stata costruita al di fuori di un procedimento espropriativo legittimamente concluso, sulla base delle disposizioni di cui alla l. reg. 17 agosto 1974 n. 41 (Norme per l’accelerazione delle procedure in materia di opere pubbliche). Infatti, l’iter amministrativo per l’edificazione del plesso scolastico è stato avviato con delibera di GM n. 221 del 5 ottobre 1977, dichiarativa dell’urgenza dell’opera; l’occupazione delle aree è, poi, avvenuta il 30 aprile 1979, giusta verbale di immissione in possesso redatto in pari data, e l’edificio è stato terminato il 2 novembre 1981, come attestato al deposito, presso il Genio civile, della relazione a struttura ultimata.
Come rilevato dal c.t.u., tali vicende hanno avuto inizio in un periodo in cui il Comune di Ponza era privo di strumento urbanistico generale, poiché il suo PRG è stato approvato con delibera di GR n. 2251 del 3 maggio 1983, cioè due anni dopo il deposito della relazione a struttura ultimata delle opere presso il Genio civile, avvenuta il 2 novembre 1981. Solamente dopo l’approvazione regionale del predetto strumento pianificatorio, come pure si evince dalla relazione tecnica del Comune di Ponza datata 22 gennaio 2018 a firma dell’ing. Antonio Ciano, le aree in parola hanno ricevuto le seguenti destinazioni urbanistiche: a) le particelle n. 254 e 255 a zone per attrezzature collettive; b) l’ex particella 191 (2040), le particelle 194, 199, 449, 495 come zona di espansione residenziale C1; c)la particella 206 in parte come zona per attrezzature collettive e in parte come zona di espansione residenziale C1.
Tuttavia, tali zonizzazioni sono state impresse ai suoli predetti soltanto con l’approvazione regionale del PRG, ampiamente successiva all’inizio dell’occupazione, e non anche con l’adozione del suo progetto da parte del Comune, con la conseguenza che non possono essere considerate ai fini di che trattasi; infatti, dalla semplice adozione dello strumento urbanistico generale consegue l’applicazione delle c.d. misure di salvaguardia, il cui unico scopo è quello di evitare l’immediata realizzazione di interventi che ledano le scelte programmatorie del Comune, quali risultanti dall’adozione del nuovo piano, ma che non si traducono in un’applicazione anticipata delle previsioni contenute in quest’ultimo (TAR Lombardia, Milano, sez. II, 31 agosto 2018 n. 2039).
Da quanto detto consegue la correttezza del criterio valutativo assunto dal c.t.u. per i suoli de quibus, che alla data di inizio dell’illegittima occupazione erano agricoli.
3.4.2 Secondo la relazione del c.t.u., il Comune di Ponza risulta, inoltre, aver abusivamente occupato una superficie complessiva di mq 2.676,00 di proprietà di Pontia Nova s.r.l., sulla quale ha costruito, tra il 1983 e il 1994, un campo di calcio con annesso manufatto edilizio destinato a spogliatoi. Si tratta, in particolare, delle aree distinte in catasto al foglio n. 5, particelle n. 117, 120, 479 e 481, tutte aventi, secondo il PRG vigente all’epoca dell’inizio dell’abusiva occupazione, destinazione urbanistica a verde pubblico attrezzato, fuorché la particella n. 479, avente zonizzazione C2 di espansione residenziale, in cui l’edificazione è subordinata all’approvazione dei piani attuativi.
Anche questa opera pubblica è stata edificata al di fuori di un procedimento espropriativo legittimamente conclusosi, prendendo la vicenda avvio con la delibera del Consiglio comunale di Ponza n. 134 del 30 novembre 1983 e realizzandosi l’occupazione il 6 giugno 1985, con la consegna dell’area di sedime all’appaltatore. In data 27 dicembre 1994, invece, risulta essere stato emesso il certificato di regolare esecuzione delle opere.
Peraltro, con riferimento alla particella n. 479, estesa per mq 588,00 ed avente zonizzazione C2, il c.t.u. ha ritenuto, con valutazione condivisibile, di assimilarla a una zona agricola, in quanto la sua esiguità non soddisfa le previsioni di PRG che assoggettano le facoltà edificatorie nel comprensorio all’entrata in vigore di strumenti urbanistici di dettaglio.
3.4.3 La c.t.u. ha, poi, accertato che il terreno distinto in catasto al foglio n. 5, particella n. 121, con destinazione urbanistica a parcheggio ed esteso per mq. 186,00, non è occupato si presenta allo stato di abbandono e incolto.
Non essendo stato tale appezzamento oggetto di illegittima occupazione da parte del Comune di Ponza, esso non può essere oggetto di domanda restitutoria o risarcitoria, venendo meno il presupposto materiale stesso dell’illecito ascritto alla p.a.
3.4.4 La c.t.u. ha, poi, accertato che l’Amministrazione civica resistente, occupando una superficie complessiva di mq 1.400,00 di proprietà della ricorrente, ha realizzato, tra il 2005 e il 2006, un edificio sportivo coperto con aree pertinenziali scoperte ed attrezzature sportive. In particolare, si tratta dell’area distinta in catasto al foglio n. 6, particelle n. 192, 193, 2086 (ex 446), 447, 448, 496, tutte aventi destinazione urbanistica C1 e cioè di zona edilizia di espansione residenziale, in cui l’edificazione è subordinata all’approvazione degli strumenti attuativi.
Anche questa opera pubblica è stata edificata al di fuori di un procedimento espropriativo legittimamente conclusosi. Non avendo il c.t.u. indicato con precisione la data dell’occupazione dei terreni, che colloca in un momento imprecisato tra il 2005 e il 2006, si ritiene che al riguardo possa valorizzarsi, per la sua valenza confessoria, quanto rappresentato dal Comune di Ponza a pag. 16 della predetta relazione tecnica dell’ing. Ciano datata 22 gennaio 2018, ove si ammette che l’illegittima occupazione sia iniziata il 20 novembre 1997.
3.4.5 Il Comune di Ponza ha poi abusivamente occupato una superficie di mq 1.923,00 di proprietà di Pontia Nova s.r.l., realizzandovi, tra il 2007 e il 2010, una struttura edilizia destinata a parcheggi in parte coperta e in parte scoperta e allargamento di una viabilità provinciale. Si tratta, in particolare, dell’area distinta in catasto al foglio n. 5, particelle n. 112, 475, 478, tutte aventi destinazione a verde pubblico attrezzato fuorché una parte di mq 454,00 della particella n. 112 che è zonizzata ad attrezzature collettive.
Il c.t.u. si è limitato ad accertare che il 7 marzo 2007 è stato stipulato il contratto di appalto di lavori con l’impresa contraente che il 19 marzo 2010 è stato emesso il certificato di ultimazione dei lavori; pertanto, in mancanza di più precisi riferimenti, ai fini dell’individuazione della data di occupazione può farsi riferimento alla predetta data del 7 marzo 2007, che è confermata anche a pag. 12 dalla più volte citata relazione tecnica di parte dell’ing. Ciano datata 22 gennaio 2018.
4. – Tanto premesso in ordine all’estensione ed alle caratteristiche dei suoli oggetto di illegittima occupazione, l’Amministrazione civica di Ponza, in linea con la richiesta di tutela originariamente formulata da parte ricorrente, è tenuta alla restituzione delle aree di cui è causa, previa loro rimessione in pristino, ferma restando la possibilità di attivare il procedimento previsto dall’art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit.
5. – Con riferimento, invece, al risarcimento del danno conseguente l’illegittima occupazione temporanea del bene, si ritiene che, ai fini della sua quantificazione, possa farsi applicazione, in via analogica, dei criteri dettati dall’art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit. e, dunque, che esso vada calcolato in una somma omnicomprensiva pari al 5% annuo del valore del terreno (Cons. Stato, sez. IV, 4 maggio 2018 n. 2670; sez. IV, 18 novembre 2016 n.4799; TAR Calabria, Catanzaro, sez. II, 20 marzo 2018 n. 677).
5.1 Più in particolare, il danno da occupazione illegittima temporanea de quo va quantificato nella somma risultante dall’applicazione di un interesse legale compensativo nella predetta misura del 5% annuo sul valore del bene, decorrente dall’inizio dell’occupazione illegittima e sino all’effettivo rilascio nella disponibilità della parte proprietaria (TAR Calabria, Reggio Calabria, sez. I, 12 maggio 2017 n.438) ovvero fino alla regolarizzazione della fattispecie da parte dell’Amministrazione, mediante esercizio dei poteri discrezionali ad essa spettanti ex art. 42-bis, d.P.R. n. 327 cit. Inoltre, il valore base del suolo deve essere attualizzato anno per anno con utilizzo dell’indice ISTAT ed a tali importi devono aggiungersi gli interessi legali per il ritardo nell’erogazione delle somme, da computarsi anno per anno, partendo dal primo anno di scadenza dell’occupazione abusiva sino al soddisfo (TAR Calabria, Reggio Calabria, sez. I, 12 maggio 2017 n.438). Infine, la somma così risultante dovrà essere maggiorata degli interessi legali dalla pubblicazione della sentenza sino alla restituzione effettiva (TAR Calabria, Reggio Calabria, sez. I, 12 maggio 2017 n.438).
5.2 Non è, invece, accolta l’eccezione di prescrizione del credito risarcitorio sollevata dal Comune di Ponza a pag. 5 e 6 della memoria datata 21 maggio 2018, ove ne è stata chiesta la limitazione ai soli cinque anni antecedenti alla notifica dell’atto di riassunzione. Infatti, con la notifica del ricorso originario è stata già interrotta la prescrizione ex art. 2943, comma 1, cod. civ., e se ne è precluso l’ulteriore corso sino al passaggio in giudicato della sentenza, giusta l’art. 2945, comma 2, cod. civ.
6. – Le spese di giudizio seguono la soccombenza, mentre le somme dovute al consulente tecnico d’ufficio a titolo di compenso sono poste a carico di entrambe le parti, ciascuna per la metà. Le predette voci vengono liquidate in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione staccata di Latina (sezione prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei termini e nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, condanna il Comune di Ponza:
a) alla restituzione dei beni illecitamente occupati, previa loro rimessione in pristino, ferma restando la possibilità per la p.a. di attivare il procedimento di acquisizione non retroattiva disciplinato dall’art. 42-bis, d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327, utilizzando per il calcolo del valore venale degli immobili occupati i parametri di cui alla banca dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare (OMI) presso l’Agenzia delle entrate competente per territorio;
b) al risarcimento del danno da illegittima occupazione temporanea, come definito a parte motiva;
c) al pagamento delle spese di giudizio in favore di parte ricorrente, che liquida in euro 6.000,00 (seimila,00), oltre ad accessori di legge e rifusione del contributo unificato complessivamente versato.
Pone a carico di entrambe le parti, ciascuna per la metà, il compenso del consulente tecnico d’ufficio, che è liquidato in complessivi euro 1.800,00 (milleottocento,00) comprensivi dell’anticipo già versato, con susseguente obbligo del Comune di Ponza di rimborsare a Pontia Nova s.r.l. la somma di euro 750,00 (settecentocinquanta,00) quale quota del predetto anticipo.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Latina nella camera di consiglio del giorno 9 gennaio 2019 con l’intervento dei magistrati:
Antonio Vinciguerra, Presidente
Antonio Massimo Marra, Consigliere
Valerio Torano, Referendario, Estensore
 
 
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Valerio Torano Antonio Vinciguerra
 
 
 
 
 
IL SEGRETARIO
 

Popup Login Form