Giurisprudenza

Sul vincolo espropriativo - MASSIMATA - Tar Campania, 15 gennaio 2019

Mercoledì, 23 Gennaio 2019

Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, (Sezione Seconda), sentenza n. 217 del 15 gennaio 2019, sul vincolo preordinato all’esproprio. 
 
MASSIMA 
Il disegno urbanistico espresso da uno strumento di pianificazione generale, o da una sua variante costituisce estrinsecazione di potere pianificatorio connotato da ampia discrezionalità che rispecchia non soltanto scelte strettamente inerenti all'organizzazione edilizia del territorio, bensì afferenti anche al più vasto e comprensivo quadro delle possibili opzioni inerenti al suo sviluppo socio-economico; tali scelte non sono nemmeno condizionate dalla pregressa indicazione, nel precedente piano regolatore, di destinazioni d'uso edificatorie diverse e più favorevoli rispetto a quelle impresse con il nuovo strumento urbanistico o una sua variante, con il solo limite dell'esigenza di una specifica motivazione a sostegno della nuova destinazione quando quelle indicazioni avevano assunto una prima concretizzazione in uno strumento urbanistico esecutivo (piano di lottizzazione, piano particolareggiato, piano attuativo) approvato o convenzionato, o quantomeno adottato, e tale quindi da aver ingenerato un'aspettativa qualificata alla conservazione della precedente destinazione” (Cons. St., sez. IV, 1 agosto 2018, n.4734).
 
La quantificazione e le modalità di determinazione della stima del bene ai fini della determinazione della indennità di esproprio non incidono sulla legittimità del provvedimento dichiarativo della pubblica utilità e di apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, e le relative questioni, concernendo una posizione di diritto soggettivo, sono espressamente devolute alla giurisdizione del giudice ordinario sulla scorta sia del disposto degli articoli 133, comma 1, lett. f), c.p.a. e 53d.p.r. n. 327 del 2001, sia del previgente art. 34, comma 3, lett. b), d.lgs. n. 80 del 1998 (cfr. art. 39 T.U. n. 327 del 2001; in questi termini, del resto, si è espressa, l'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, 24 maggio 2007, n. 7, ove, peraltro, si afferma esplicitamente che "gli atti dei procedimenti di adozione e di approvazione di uno strumento urbanistico, contenente un vincolo preordinatoall'esproprio, non devono prevedere la spettanza di un indennizzo, fermo restando il diritto del proprietario di ottenere - in presenza dei relativi presupposti - l'indennità commisurata all'entità del danno effettivamente prodotto").
 
SENTENZA 
 
N. 00217/2019 REG.PROV.COLL.
N. 06046/2011 REG.RIC.
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 6046 del 2011, integrato da motivi aggiunti, proposto da 
OMISSIS in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Marco Bergamo, Federico Bergamo, con domicilio eletto presso lo studio Federico Bergamo in Napoli, p.zza Matteotti n. 7; 
contro
Comune di Casalnuovo di Napoli in persona del Sindaco pro tempore, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Tommaso Perpetua, con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, via Chiatamone,55; 
Provincia di Napoli, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Luciano Scetta, con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, piazza Matteotti, 1; 
per l'annullamento
della delibera n. 23 del 28/07/2011 avente ad oggetto l'approvazione del progetto definitivo per la realizzazione del "parcheggio con annessa piazzetta e arredo urbano antistante la nuova chiesa di tavernanova", quale proposta di variante allo strumento urbanistico vigente in applicazione dell'art. 10, comma 1 e 2 e art. 19, comma 2 del d.p.r. 327/2001.
 
 
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Casalnuovo di Napoli in persona del Sindaco pro tempore e della Provincia di Napoli;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 4 dicembre 2018 la dott.ssa Germana Lo Sapio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 
 
FATTO e DIRITTO
1.OMISSIS ha impugnato, con il ricorso introduttivo, la deliberazione del Consiglio Comunale di Casalnuovo n. 23 del 28 luglio 2011, recante l’approvazione del progetto definitivo per la “Realizzazione di un parcheggio con annessa piazzetta e arredo urbano antistanti nuova chiesa di Tavernanova", con l’effetto dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio sull’area di sua proprietà, mediante adozione di variante semplificata al P.R.G. ex art. 10 e 19 DPR 327/2001.
Con comunicazione del 3 febbraio 2011 n. 4725, era stato comunicato l’avvio del procedimento ex art. 7 L. 241/90 e la società ricorrente aveva formulato osservazioni (con nota del 28 febbraio 2011: le relative questioni dedotte in via endoprocedimentale sono state oggetto anche di un parere dell’avvocatura comunale, di cui alla nota 657 del 5 aprile 2011, richiamata in motivazione nella delibera sopra citata). Avverso tale ricorso, si è costituito il Comune, producendo in giudizio gli atti del procedimento.
2. Con ricorso per motivi aggiunti è stata impugnata la successiva delibera di approvazione della Giunta Provinciale n.588 del 25/09/2011 con cui la ricorrente ha, in parte, riproposto le censure già dedotte avverso la delibera del Consiglio Comunale oggetto del ricorso introduttivo, in parte proposto censure nuove (cfr. infra punto 4). Avverso tale ricorso, si è costituita la Provincia chiedendo il rigetto del ricorso.
All’udienza del 4 dicembre 2018, entrambi i ricorsi sono stati trattenuti in decisione.
3.1. La società fonda la domanda di annullamento della deliberazione del Consiglio Comunale di Casalnuovo n. 23 del 28 luglio 2011, in primo luogo, sulla violazione dell’art. 16 del D.P.R. 327/2001, per omessa comunicazione dell’avvio del procedimento volto all’approvazione del progetto che costituisce dichiarazione di pubblica utilità.
Il motivo è infondato.
Come emerge anche dal richiamo per relationem ai relativi atti, non solo il Comune ha ottemperato all’obbligo di attivazione del contraddittorio ex art. 7 L. 241/90, comunicando l’avvio del procedimento, ma la destinataria ha, in concreto, anche esercitato le facoltà procedimentali di partecipazione cui tale dovere procedimentale è finalizzato, formulando osservazioni per il cui riscontro è stato persino chiesto dal Comune un parere al legale interno.
3.2. Non è fondata la prospettata violazione dell’art. 16 del DPR 327/2001 neanche per il “mancato rilascio dei titoli abilitativi”: la delibera non indicherebbe quali siano i titoli abilitativi da acquisire o acquisiti necessari all’esecuzione dell’opera pubblica.
A prescindere dalla genericità della censura (il provvedimento comunale dà conto della pluralità degli atti endoprocedimentali acquisiti, anche provenienti da amministrazioni diverse, mentre la società fa genericamente rinvio ad ulteriori “titoli abilitativi” necessari, senza alcuna indicazione della relativa fonte normativa), l’art. 7 del D.P.R. 380/01 esclude l’applicazione delle norme sulla necessità dei titolo autorizzatori nell’ipotesi di attività edilizia delle pubbliche amministrazioni.
3.3. Non è condivisibile la censura di inadeguata motivazione, dedotta dalla ricorrente come violazione dell’art 3 della L. 241/90, degli artt. 42 e 97 Cost e dell’art. 17 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea.
E’ sufficiente sul punto richiamare la natura ampiamente discrezionale dell’attività di pianificazione territoriale, anche se avente come effetto l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio (salvo l’onere di motivazione specifica in caso di eventuale reiterazione; cfr. Corte Cost 179/1999 e art. 39 DPR 327/2001) e se adottata nella forma semplificata di cui all’art 10 del D.P.R. 327/2001. Come più volte osservato dalla giurisprudenza, “il disegno urbanistico espresso da uno strumento di pianificazione generale, o da una sua variante costituisce estrinsecazione di potere pianificatorio connotato da ampia discrezionalità che rispecchia non soltanto scelte strettamente inerenti all'organizzazione edilizia del territorio, bensì afferenti anche al più vasto e comprensivo quadro delle possibili opzioni inerenti al suo sviluppo socio-economico; tali scelte non sono nemmeno condizionate dalla pregressa indicazione, nel precedente piano regolatore, di destinazioni d'uso edificatorie diverse e più favorevoli rispetto a quelle impresse con il nuovo strumento urbanistico o una sua variante, con il solo limite dell'esigenza di una specifica motivazione a sostegno della nuova destinazione quando quelle indicazioni avevano assunto una prima concretizzazione in uno strumento urbanistico esecutivo (piano di lottizzazione, piano particolareggiato, piano attuativo) approvato o convenzionato, o quantomeno adottato, e tale quindi da aver ingenerato un'aspettativa qualificata alla conservazione della precedente destinazione” (Cons. St., sez. IV, 1 agosto 2018, n.4734).
Peraltro, nel caso specifico, l’amministrazione comunale ha dato conto anche dell’esigenza di incrementare la dotazione complessiva degli standard urbanistici di cui al DM 1444/1968 trattandosi di un vincolo preordinato alla realizzazione di un parcheggio aperto al pubblico, così dovendo ritenersi esente dalla censura di insufficiente motivazione spiegata dal ricorrente.
3.4. Non è condivisibile, infine, il vizio di violazione dell’art. 32 D.P.R. 327/2001, sul presupposto che il valore di stima sarebbe nettamente inferiore a quello di mercato: la quantificazione e le modalità di determinazione della stima del bene ai fini della determinazione della indennità di esproprio non incidono sulla legittimità del provvedimento dichiarativo della pubblica utilità e di apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, e le relative questioni, concernendo una posizione di diritto soggettivo, sono espressamente devolute alla giurisdizione del giudice ordinario sulla scorta sia del disposto degli articoli 133, comma 1, lett. f), c.p.a. e 53d.p.r. n. 327 del 2001, sia del previgente art. 34, comma 3, lett. b), d.lgs. n. 80 del 1998 (cfr. art. 39 T.U. n. 327 del 2001; in questi termini, del resto, si è espressa, l'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, 24 maggio 2007, n. 7, ove, peraltro, si afferma esplicitamente che "gli atti dei procedimenti di adozione e di approvazione di uno strumento urbanistico, contenente un vincolo preordinatoall'esproprio, non devono prevedere la spettanza di un indennizzo, fermo restando il diritto del proprietario di ottenere - in presenza dei relativi presupposti - l'indennità commisurata all'entità del danno effettivamente prodotto").
4. Con il ricorso per motivi aggiunti, avente ad oggetto la successiva delibera di approvazione della Giunta Provinciale n.588 del 25/09/2011, come anticipato, la ricorrente ha, in parte, riproposto le censure già dedotte avverso la delibera del Consiglio Comunale oggetto del ricorso introduttivo (violazione dell’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento; mancata adozione dei titoli abilitativi; insufficiente motivazione; erronea valutazione della stima), in parte sollevato censure nuove che di seguito si sintetizzano: a) omessa indicazione dei termini iniziali e finali per l’adozione del decreto di esproprio, ai sensi della Legge 2359/1865; b) omessa valutazione di compatibilità ambientale del progetto (VAS).
5. Tutte le censure dedotte avverso la fase di approvazione dell’atto di pianificazione sono inammissibili per tardività: esse infatti avrebbero dovuto (come ritualmente fatto dal ricorrente solo per alcune di esse con il ricorso introduttivo) essere mosse avverso la delibera di adozione del progetto di competenza del Comune con cui è stato approvato il progetto di opera pubblica e la contestuale dichiarazione di pubblica utilità, già autonomamente lesiva della sfera giuridica della ricorrente.
Di fatto, la ricorrente ha impugnato l’approvazione provinciale ma non ha avanzato alcuna censura avverso tale successiva fase procedimentale, incentrando le sue argomentazioni su quella precedente di competenza del Comune.
7. A prescindere da tale assorbente valutazione, e per esigenze di completezza della motivazione, va comunque osservato che le doglianze riproposte sono già state rigettate in sede di esame del ricorso introduttivo; mentre quelle nuove sarebbero state comunque infondate poiché:
a) la L. 2365/1865 è stata abrogata per effetto del D.P.R. 327/2001, che ha comunque risolto anche la questione della omessa indicazione dei termini prevedendo l’efficacia quinquennale del vincolo preordinato all’esproprio con la specifica previsione dell’art. 13;
b) quanto alla mancata valutazione Ambientale Strategica, essa risulta conforme alla vigente regolamentazione regionale (DPGR n. 17 del 18 dicembre 2009).
8. In conclusione entrambi i ricorsi vanno rigettati. La regolamentazione delle spese segue il principio di soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sui ricorsi introduttivo e per motivi aggiunti, come in epigrafe proposto, li rigetta.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore delle parti costituite, liquidate in complessivi euro 2.000 (1.000 a favore di ciascuna di esse) oltre accessori come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 4 dicembre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Giancarlo Pennetti, Presidente
Gabriele Nunziata, Consigliere
Germana Lo Sapio, Primo Referendario, Estensore
 
 
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Germana Lo Sapio Giancarlo Pennetti
 

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