Giurisprudenza

Opere parzialmente difformi dal titolo - MASSIMATA - Tar Campania, 14 marzo 2019

Domenica, 17 Marzo 2019

Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, (Sezione Settima), sentenza n. 1436 del 14 marzo 2019, sulle opere parzialmente difformi dal permesso a costruire
 
MASSIMA 
 
Ai sensi dell’art. 34 del d.P.R. n. 380/01, ai fini dell’applicazione della sanzione pecuniaria sostitutiva della demolizione occorre che le opere oggetto di contestazione siano solo parzialmente difformi dal titolo abilitativo.
 
SENTENZA 
 
N. 01436/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00749/2019 REG.RIC.
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Settima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 749 del 2019, proposto da 
OMISSIS rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Palma, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Palma, con domicilio PEC come da registri di Giustizia e domicilio fisico in Napoli al Viale Gramsci 10;
contro
Comune di Massa Lubrense, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dall’avv. Erik Furno e dall’avv. Giovanni Terrano, con domicilio PEC come da Registri e domicilio fisico in Napoli, presso lo studio del primo dei predetti difensori, alla via Cesario Console 3;
per l'annullamento
- dell'ordinanza del Servizio 8° - Urbanistica Edilizia Privata – LL.PP. del Comune di Massa Lubrense n. 210 del 19/12/2018, notificata il 7/1/2019, con la quale si ordina la “demolizione e/o rimozione delle opere sopra indicate ed al ripristino dello stato dei luoghi”.
 
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Massa Lubrense;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 marzo 2019 la dott.ssa Rosalia Maria Rita Messina e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
 
 
1. Il ricorso in epigrafe si presta alla decisione resa in forma semplificata, come previsto dall’art. 60 c.p.a. e ricorrendo i presupposti ivi precisati; di ciò è stato dato avviso alle parti, come da verbale.
2. Parte ricorrente espone le circostanze di fatto di seguito sintetizzate.
Sul terreno di cui è proprietario il signor OMISSIS insiste, secondo la prospettazione di cui al ricorso, una costruzione pertinenziale autorizzata (in sanatoria, come emerge dal verbale di sopralluogo effettuato da un tecnico comunale, prot. n. 8125/18 del 3 aprile 2018), oltre che di due piscine. Il fabbricato è adibito a casa-vacanza; quanto alle due piscine, come accertato in sede di sopralluogo:
una, fuori terra, è «costituita da una struttura metallica e pannelli zincati con telo interno gommoso di colori in tinte celeste-azzurro, avente superficie coperta mq 35,40 circa e una volumetria di mc 51,40 circa» e «presenta antistante per il superamento del dislivello una scala di legno semicircolare che è posta tra due preesistenti colonne in muratura nonché delimitata da frangivento in doghe in legno, lungo l’intero perimetro»;
l’altra, di fattura simile ma interrata, «insiste su preesistente area dell’attiguo terrazzo di pertinenza dell’unità abitativa, al piano secondo».
Le piscine sono usate dagli ospiti della struttura ricettizia predetta.
A seguito del sopralluogo fu in principio emessa, in data 19 aprile 2018 (notifica il 23 aprile successivo), un’ordinanza di sospensione lavori che non fu impugnata in quanto i lavori erano stati ultimati.
Secondo la descrizione di parte ricorrente si tratterebbe di vasche non stabilmente collegate al suolo, rimovibili e utilizzabili nel periodo estivo, quando la casa vacanza ospita turisti; ciò varrebbe anche per la vasca definita dal verbale di sopralluogo come interrata.
Avverso l’impugnata ordinanza di demolizione, di estremi specificati in epigrafe – con la quale è stata rilevata la mancanza di titoli edilizi ed è stata richiamata la sottoposizione del territorio comunale a dichiarazione di notevole interesse pubblico ex l. n. 1497/1939, in forza del D.M. 22 dicembre 1965, pubblicato in G.U. n. 75 del 26 marzo 1966 – parte ricorrente deduce irragionevolezza del provvedimento, rilevando che esso è corredato da richiami a molteplici disposizioni normative la cui congruenza viene contestata; in particolare, il ricorrente osserva che:
– la zona urbanistica su cui insiste il fabbricato è qualificata come B e, nella disciplina del PUT, come zona territoriale 1B;
– le opere consentite dal PRG (artt. 31 e 32) sono gli alberghi e le pensioni, sicché legittimo è l’uso per casa-vacanza; quanto alla disciplina ambientale contenuta nel PUT (zona 1b) è fatto divieto di alterare il manto boscoso o a pascolo e sono consentite le costruzione di strade poderali, interventi a favore della zootecnia;
– il predetto piano non avrebbe rilevanza nel caso in esame in quanto oltretutto le piscine sarebbero coperte dalla vegetazione (agrumeto);
– la disciplina da applicare sarebbe quella del codice dei beni culturali; a tale ultimo proposito, parte ricorrente invoca i principi di seguito sintetizzati:
a) inderogabilità dei piani paesistici da parte degli strumenti urbanistici comunali;
b) prevalenza delle previsioni dei piani paesistici sulle disposizioni difformi contenute negli strumenti urbanistici, e ciò anche nell’eventuale attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici (cita a sostegno la pronuncia di questa Sezione n. 4617 del 2015).
In sostanza, parte ricorrente conclude per l’applicabilità dell’art. 167 del codice su menzionato, le cui previsioni vanno – sostiene - coordinate con la disciplina introdotta dal D.P.R. n. 31/2017, in cui sono contemplati i c.d. piccoli abusi. In particolare, l’abuso di cui si controverte andrebbe inquadrato nella previsione di cui al punto A.12. dell’Allegato A al predetto testo normativo («interventi da eseguirsi nelle aree di pertinenza degli edifici non comportanti significative modifiche degli assetti planimetrici e vegetazionali, quali l’adeguamento di spazi pavimentati, la realizzazione di camminamenti, sistemazioni a verde e opere consimili che non incidano sulla morfologia del terreno, nonché, nelle medesime aree, la demolizione parziale o totale, senza ricostruzione, di volumi tecnici e manufatti accessori privi di valenza architettonica, storica o testimoniale, l’installazione di serre ad uso domestico con superficie non superiore a 20 mq, a condizione che tali interventi non interessino i beni di cui all’art. 136, comma 1, lettera b) del Codice»). Sostiene che, al più, andrebbe applicato l’art. 3 del citato D.P.R., che rinvia all’Allegato B e, in particolare, dovrebbe farsi riferimento alla previsione che attiene all’installazione di manufatti amovibili ad uso turistico-alberghiero, ma insiste comunque per la prima delle ipotesi prese in considerazione (ovvero quella che punta sull’applicabilità del punto A.12 dell’Allegato A), richiamando a sostegno TAR Lazio, II quater, n. 11302/2018).
3. Il Comune di Massa Lubrense si è costituito in resistenza, esplicando difese.
4. Il provvedimento, che richiama, fra l’altro, gli artt. 20 e 31 del D.P.R. n. 380/2001, sanziona l’intervento edilizio realizzato dal ricorrente in quanto esso «ha comportato la realizzazione di un organismo edilizio con specifica rilevanza e autonomamente utilizzabile», la cui descrizione si rinviene nella relazione del 3 aprile 2018, in cui il tecnico incaricato dai competenti uffici comunali – richiamati i titoli edilizi che assistono l’edificazione, le modifiche e la manutenzione del fabbricato adibito a casa-vacanza nel corso degli anni – accerta l’esistenza di opere che qualifica come variazioni/modifiche non assentite, ovvero le due piscine che sono già state descritte.
Come osserva parte resistente nella memoria depositata il 6 marzo 2019, il ricorrente ha incentrato le proprie difese sull’applicabilità al caso in esame della disciplina introdotta con il D.P.R. n. 31/2017, in cui sono individuate le opere per la realizzazione delle quali non è richiesto il nulla osta paesaggistico. Ma oltre all’aspetto paesaggistico, rileva, nel caso in esame, anche – sul piano più strettamente edilizio – la realizzazione delle opere di cui trattasi in assenza di titolo. Si tratta – nell’impostazione di parte resistente - di distinte discipline e di distinti procedimenti, sicché, ai fini edilizi, occorre aver riguardo alla natura delle opere non già sotto il profilo dell’impatto sul paesaggio, bensì al diverso fine di valutare la necessità di un titolo edilizio.
Orbene, a tal proposito va innanzitutto rilevato che, per escludere la necessità del titolo, non è sufficiente la sola amovibilità delle opere (ammettendo per un momento che nel caso in esame si tratti di opere effettivamente amovibili), dovendosi tenere conto, per pacifica giurisprudenza, anche dell’aspetto funzionale, che incide sulla duratura permanenza delle opere stesse.
Orbene, il nesso funzionale tra i due manufatti e l’attività ricettiva, indicato dalla stessa parte ricorrente, esclude in radice la possibilità di ritenere che si tratti di opere destinate a soddisfare esigenze contingenti, sì da essere rimosse una volta terminata l’utilizzazione temporanea, non dovendosi oltretutto confondere la stagionalità con la temporaneità.
Quanto alla pretesa amovibilità delle opere, da un lato l’interramento, ammesso che a fine stagione si estragga dallo scavo la struttura, lascerebbe persistere lo sbancamento, che comporta un’alterazione del territorio di notevole impatto.
Dall’altro, la piscina fuori terra è accompagnata da una struttura (scala, frangivento, come si è avuto modo di precisare) che ne escludono l’amovibilità.
Nessun dubbio, quindi, che la realizzazione delle piscine di cui trattasi avrebbe imposto al ricorrente di munirsi di titolo edilizio.
Né è condivisibile l’assunto secondo cui nel caso in esame si sarebbe dovuta irrogare la sanzione pecuniaria.
L’art. 34 del D.P.R. n. 380/2001 recita: «1. Gli interventi e le opere realizzati in parziale difformità dal permesso di costruire sono rimossi o demoliti a cura e spese dei responsabili dell’abuso entro il termine congruo fissato dalla relativa ordinanza del dirigente o del responsabile dell’ufficio. Decorso tale termine sono rimossi o demoliti a cura del comune e a spese dei medesimi responsabili dell’abuso.
2. Quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell’ufficio applica una sanzione pari al doppio del costo di produzione, stabilito in base alla legge 27 luglio 1978, n. 392, della parte dell’opera realizzata in difformità dal permesso di costruire, se ad uso residenziale, e pari al doppio del valore venale, determinato a cura della agenzia del territorio, per le opere adibite ad usi diversi da quello residenziale.
2-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all’articolo 23, comma 01, eseguiti in parziale difformità dalla segnalazione di inizio attività.
2-ter. Ai fini dell’applicazione del presente articolo, non si ha parziale difformità del titolo abilitativo in presenza di violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non eccedano per singola unità immobiliare il 2 per cento delle misure progettuali».
Pertanto, come chiaramente prevede la norma testé riportata, ai fini dell’applicazione della sanzione pecuniaria sostitutiva della demolizione occorre che le opere oggetto di contestazione siano solo parzialmente difformi dal titolo abilitativo. Nel caso in esame, un titolo edilizio è del tutto mancante.
Il ricorso in epigrafe va, in conclusione, respinto.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima) respinge il ricorso in epigrafe.
Condanna la parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite in favore del Comune resistente e le liquida in complessivi € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 13 marzo 2019 con l'intervento dei magistrati:
Rosalia Maria Rita Messina, Presidente, Estensore
Guglielmo Passarelli Di Napoli, Consigliere
Valeria Ianniello, Primo Referendario
 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Rosalia Maria Rita Messina
 
 
 
 
 
IL SEGRETARIO
 

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